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SU RAI UNO LA FICTION DEDICATA AL PADRE DELLA CGIL, GIUSEPPE DI VITTORIO, (che partecipo' anche alla Guerra Civile di Spagna e che conobbe Giovanni Pesce a Ventotene).
... DOPO 3 SECONDI DALLA FINE DELLA FICTION, QUANDO ANCORA L'EMOZIONE ERA PRESENTE IN NOI... LA COMPARSA improvvisa (SENZA MEANCHE UN PIZZICO DI PUBBLICITA')... di Bruno Vespa e di UNO SCHIERAMENTO DELLA DESTRA che festeggiava i 60 ANNI di presenza in Italia...Nonostante la Resistenza ... e la CGIL
KETTY CARRAFFA  -  AICVAS  -  19/03/2009





















E' andata in onda su RAIUNO “Pane e Libertà“, la fiction dedicata al fondatore della CGIL Giuseppe Di Vittorio.
Non eccezionale dal punto di vista tecnico e troppo romanzata, è stata comunque un approccio alla vita del padre della CGIL e ha fornito un piccolo spunto di emozione nel popolo di sinistra, ed elementi di cui siamo ormai a digiuno: i "prodotti buoni dalla nostra parte" nella televisione italiana.
C'è stato anche un piccolo riferimento alla partecipazione di Di Vittorio alla Guerra civile di Spagna.

UN PO' DI STORIA SU GIUSEPPE DI VITTORIO.

Fra gli esponenti più autorevoli del sindacato italiano del dopoguerra, a differenza di molti altri sindacalisti egli non fu operaio ma contadino, nato da una famiglia di braccianti di Cerignola, presso i marchesi Rossi, la classe sociale più numerosa in quei tempi in Puglia.

Di Vittorio, a cui amici e avversari riconobbero unanimi un grande buonsenso e una ricca umanità, seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi al margine della vita economica, sociale e culturale del Paese. Lui stesso era un autodidatta, entrato nella lotta sindacale e politica giovanissimo, inizialmente come socialista e successivamente – dal 1924, tre anni dopo la scissione di Livorno del 1921 – come comunista (con il PCI fu eletto deputato proprio nel 1924).Condannato dal tribunale speciale fascista a 12 anni di carcere, nel 1925, riuscì a fuggire in Francia dove aveva rappresentato la disciolta Confederazione Generale Italiana del Lavoro nell’Internazionale dei sindacati rossi. Dal 1928 al 1930 soggiornò in Unione Sovietica e rappresentò l’Italia nella neonata Internazionale Contadina per poi tornare a Parigi ed entrare nel gruppo dirigente del PCI.
Insieme ad altri antifascisti partecipò alla guerra civile spagnola e nel 1937 diresse a Parigi un giornale antifascista. Nel 1941 fu arrestato dalla polizia fascista e mandato al confino a Ventotene. Nel 1943 fu liberato dai partigiani e, negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale, prese parte alla Resistenza tra le file delle Brigate Garibaldi.

Nel 1945 fu eletto segretario della CGIL, che era stata ricostituita l’anno prima con un accordo fra Di Vittorio, Achille Grandi e Oreste Lizzardi (patto di Roma), in rappresentanza delle tre principali correnti sindacali: comunista, cattolica e socialista. L’anno seguente fu eletto deputato all’Assemblea Costituente con il PCI.

L’unità sindacale così raggiunta durò fino al 1948, quando, in occasione dello sciopero generale politico per l’attentato contro Palmiro Togliatti, la corrente cattolica si separò e fondò un suo sindacato, la CISL, presto imitata dai socialdemocratici che si raggrupparono nella UIL.

La fama ed il prestigio di Di Vittorio conquistarono la classe operaia e il movimento sindacale di tutto il mondo al punto che nel 1953 fu eletto anche presidente della Federazione Sindacale Mondiale.

Tra i suoi atti principali alla guida della CGIL, occorre ricordare l’elaborazione del Piano del Lavoro, presentata al Congresso di Genova del 1949, e la proposta di uno Statuto dei diritti dei lavoratori, lanciata al Congresso di Napoli del 1952. Non ebbe esitazioni ad ammettere pubblicamente gli errori dell’organizzazione che dirigeva; memorabili rimangono l’autocritica al Comitato Direttivo della CGIL dell’aprile 1955 e la condanna dell’invasione dell’Ungheria nel 1956. Morì a Lecco il 3 novembre 1957

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