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E’ MORTO MARINONI STEFANO, COMBATTENTE BERGAMASCO NELLE BRIGATE INTERNAZIONALI
Il 13 Novembre scorso, a Cerete, è morto all’età di 94 anni, Marinoni Stefano, combattente della Brigata Garibaldi in Spagna e partigiano nella 53° Brigata Garibaldi operante in Val Seriana a Bergamo. Alla moglie, al figlio e ai parenti vanno le più sentite condoglianze da parte di tutta l’Associazione.
MATTEO CEFIS  -  AICVAS  -  19/12/2005





E’ MORTO MARINONI STEFANO, COMBATTENTE BERGAMASCO NELLE BRIGATE INTERNAZIONALI

All’anagrafe di Cerete Alto risulta dall’atto di nascita che Marinoni Stefano Giovanni di Bortolo (i genitori di professione contadini), nasce il 4 febbraio 1911 a Cerete; si sposa con Andreina Ferri nel 1946 e muore il 13 novembre 2005. Esercita la professione di contadino ma ben presto decide di emigrare in cerca di fortuna e di una migliore sistemazione economica all’estero. L’occasione gli si presenta con l’arrivo a Lovere di un ingegnere francese incaricato di reclutare manodopera da portare in Francia. Marinoni con altri compaesani non esita ad accettare questa offerta di lavoro e nel luglio 1930 parte per Parigi. Stabilitosi a Vitry sur Seine viene incaricato con gli altri emigrati italiani di ripulire dalle sterpaglie le linee ferroviarie. Lavoro ingrato e pesante, tanto che dopo un mese, Marinoni decide di seguire un compaesano che da tempo lo istigava ad abbandonare tutto per andare alla ricerca di migliore occupazione. In sei partono alla ricerca di una nuova occupazione, ma l’impossibilità di regolarizzare la propria posizione e senza la indispensabile documentazione, non trovano nessuna ditta disposta ad assumerli e decidono di ritornare al vecchio lavoro. Dopo un severo richiamo riprende la sua mansione sulle massicciate ferroviarie ma dopo circa un mese, venuto a conoscenza dell’intenzione di ripartire un’altra volta, la ditta per cui lavora lo licenzia e disdice il contratto. Così, Marinoni libero da vincoli può partire per Parigi dove trova una occupazione come gessista. Nella capitale francese si trova ben presto in contatto con i circoli di emigrati italiani con tendenze antifasciste e già dal 1930 aderisce al PCI. Forse anche per questo motivo con gli altri compagni d’appartamento viene strettamente sorvegliato dalla polizia. Milita nella gioventù comunista e conosce i personaggi politici più importanti dell’emigrazione italiana, tra cui Longo, Pertini, Nenni, che incontra numerose volte alle feste organizzate dall’emigrazione italiana con l’aiuto del PCF. Ed è proprio in una di queste feste che matura la sua decisione di partire per la Spagna: non avendo ancora assolto agli obblighi del servizio militare e temendo il richiamo alle armi per essere inviato in Abissinia, Marinoni chiede un consiglio a Maurice Tores, segretario del PCF, che lo esorta a prendere al più presto un treno per la Spagna. Marinoni parte il 21 novembre 1936 con un treno di volontari antifascisti di diversa nazionalità che formeranno il primo nucleo delle Brigate Internazionali. Dopo una breve permanenza al castello di Figueras, dove riceve una prima preparazione militare, raggiunge Albacete, centro di addestramento delle neonate Brigate Internazionali e si arruola nel battaglione Garibaldi il 21 novembre 1936. Viene inquadrato nella 2a compagnia. A Madrid con il battaglione Garibaldi riceve il battesimo del fuoco.
Dopo aver combattuto nel febbraio 1937 sul Jarama, inquadrato in un gruppo mitraglieri del 2° battaglione, è a Guadalajara con la 4a compagnia comandata dal del tenente Brignoli, anch’esso bergamasco della Val Seriana, partecipa alla conquista del Castello d’Ibarra, tenacemente occupato dai soldati italiani del CTV. E’ la prima volta che italiani si scontrano su fronti opposti e in questa peculiare guerra civile tutta italiana si ha una prima anticipazione della futura Resistenza. Numerosi i casi di diserzione fra le truppe inviate da Mussolini e frequenti gli incontri fra compaesani e parenti divisi dalla linea del fronte.
Nella brigata Garibaldi arriva a comandare la 2a compagnia del 2° battaglione con il grado di capitano. Nell’autunno 1937 è a Quintanar de la Repùblica a comandare il battaglione istruzione. Rientra nella brigata Garibaldi dopo qualche mese e partecipa ai combattimenti sul fronte aragonese e a Caspe viene ferito al braccio destro dai colpi di una mitragliatrice. La ferita non gli permette di rientrare al fronte. Uscito dalla Spagna il 20 febbraio 1939, è internato in Francia nei campi di Argeles, Gurs e al Vernet. Nel 1941 viene rimpatriato in Italia con un nutrito gruppo di volontari antifascisti provenienti dalla Spagna. A Bergamo viene processato il 4 agosto 1942 e condannato a cinque anni di confino; prima per partire per Ventotene rivede per l’ultima volta la madre che morirà poi nel 1942. Raggiunge il confino nel giugno 1942 e vi ritrova molti reduci della Spagna. Dopo l’8 settembre 1943 viene liberato e trasportato a Napoli grazie ad una barca mandata appositamente sull’isola da Nenni. Da lì prende un treno per raggiungere Bergamo. Con lui viaggia anche il compagno di confino, Palamini Giacomo, originario di Parre. Resta per qualche giorno nella sua casa natale di Cerete sino a quando viene contattato dal partito e incaricato di raggiungere un gruppo di partigiani nella zona di Lovere. Il gruppo è formato inizialmente da poche unità: due alpini reduci dalla campagna di aggressione all’Unione Sovietica e il loro comandante Giovanni Brasi detto “Montagna”. Dopo alcune settimane si uniscono a loro altri sbandati dell’esercito ed alcuni giovani di Lovere permettendo così la creazione di una vera e propria unità partigiana che prenderà la denominazione di 53a brigata Garibaldi. Nell’ottobre 1943 il gruppo decide una temeraria azione su Lovere: Marinoni è in disaccordo per l’insufficiente preparazione del gruppo e per i rischi e le conseguenze che tale azione potrebbe causare. Il 29 ottobre 1943 il gruppo partigiano attacca il paese di Lovere all’insaputa di Marinoni che in quei giorni si trova a Parre in casa di Palamini; viene presa d’assalto la casa del fascio e l’ILVA dalla quale viene prelevata una consistente somma di denaro. Durante le concitate azioni vengono ammazzati due importanti membri locali del partito fascista. La reazione non si fa attendere: il 7 dicembre circa duecento uomini tra tedeschi e repubblichini iniziano un feroce rastrellamento che si conclude con la fucilazione di 13 partigiani. Marinoni è costretto per alcuni mesi a nascondersi per i monti e perde i contatti con il partito e con il gruppo della 53a; i fascisti pensano sia il responsabile dell’assalto all’ILVA e gli danno una caccia spietata, facendo ritorsioni anche sulla sua famiglia. Quando viene di nuovo individuato e contattato dagli uomini di Brasi, ormai in netto contrasto con il gruppo partigiano e separato anche dal partito, decide di continuare la sua clandestinità in montagna isolato dal resto dei gruppi attivi della Resistenza. In compagnia di un soldato sbandato di origini slave, vaga da un rifugio all’altro tra le montagne sino a quando il 20 gennaio 1945 viene catturato da un gruppo di repubblichini e trasferito a Bergamo. Viene interrogato e proposto per l’assegnazione ad un campo di concentramento in Germania, ma dopo aver passato alcune settimane in carcere a S.Agata, viene rilasciato. Terminata la guerra emigra in Belgio dove vi rimane per due anni.

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